E adesso?

Questo post è stato pubblicato originalmente da Dalia Al-Najjar sul suo profilo di Facebook. Lo traduciamo con il consenso dell’autrice.

Dalia Al-Najjar, Striscia di Gaza – All’improvviso l’estate è diventata autunno, cosí come Gaza è collassata in mucchi di devastazione, la speranza in lugubre depressione e io… io sono collassata in un corpo trafitto dal dolore, dall’incomprensione, dalla stanchezza.

E’ stato il primo giorno che uscivo di casa dalla fine dell’attacco brutale a Gaza che è cominciato lo scorso 8 luglio. Nonostante le strade siano piene di vita, questa non sembra affatto vita. Mi sembra che la gente sia costretta a vivere, costretta a ritornare alla routine giornaliera come se nulla fosse accaduto. E quando qualcuno passa accanto a una pila di macerie, che sono letteralmente in ogni strada, all’inizio si chiede da dove vengano, e poi comincia a non farci piu’ caso, come se le macerie fossero qualcosa di normale da vedere in una strada. Le persone sono come zombie o sonnambuli a causa del peso insostenibile che portano sulle spalle. Si capisce che stanno cercando di dimenticare ricordi che sono purtroppo indimenticabili, che se ne stanno come aghi piantati nelle loro vene. 

Per tutta la durata del tragitto, l’autista ha continuato a raccontarci la storia delle case distrutte. Nel silenzio che seguiva ogni storia, immaginavo cos’era successo. Potevo sentire i rumori e le sensazioni delle case che crollavano, il pianto delle madri… ho pianto anche io.

Quando sono uscita dalla macchina, ho girato per le strade guardando tutta quella distruzione come se stessi camminando in un museo, ho cercato di scavare negli sguardi delle persone per leggere le loro storie.

Paulo Coelho ha detto: “Aspettare è doloroso. Dimenticare è doloroso. Ma non sapere cosa fare è la sofferenza peggiore.” Sono completamente d’accordo: siamo in bilico tra un destino incerto e i nostri ricordi incancellabili.

Non mi sembra che la guerra sia finita… almeno non finché avró incubi legati alla guerra, finché i droni non avranno lasciato i nostri cieli… continuano a passare sulle nostre teste. Non sono solo fastidiosi, ma ci fanno sentire poco sicuri e vulnerabili. Gli aerei militari sorvolano i nostri cieli e siamo ancora spaventati, confusi e insicuri.

Non ci sono piú uccisioni, ma la sofferenza continua, e probabilmente continuerá ancora per molto, a meno che una mattina non ci svegliamo tutti in preda a una potente amnesia. E se ció non dovesse accadere… continueremo a soffrire in silenzio per chissá quanto.

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