bombe

Le due facce della medaglia

Questo post è stato scritto in inglese da Dalia sul suo blog il 22 agosto, prima della tregua.

Dalia Al-Najjar, Striscia di Gaza – Vi siete mai chiesti come ci si senta quando la vostra casa viene bombardata proprio sopra la vostra testa? E come si senta invece il pilota quando preme il bottone che lascia cadere la bomba?

Iniziamo con la storia miracolosa di una mia amica.

Haya Abu Dagga ha 20 anni, è la prima di sette fratelli, studia architettura, e il suo sogno sin da piccola è diventare un architetto per aiutare a ricostruire Gaza.

Haya, che è stata testimone della seconda Intifada, dell’aggressione del 2008-2009, di quella del 2012, dell’assedio e dell’attacco attuale, a malapena riesce a credere quello che le è successo, non riesce proprio a crederci.

Durante un attacco israeliano, lei e la sua famiglia hanno dovuto lasciare la loro casa nel bel mezzo della notte dopo che l’esercito israeliano aveva liberato dei gas velenosi nell’area. La loro casa, classificata come “in un’area a rischio”, è stata parzialmente distrutta. Si sono rifugiati allora nella casa della zia, che è stata a sua volta bombardata da bombe di artiglieria. Sono dovuti scappare di nuovo. Una loro conoscenza ha offerto loro un piccolo bilocale in cui stare. Ieri pomeriggio, la casa è stata colpita dagli F16.

“Mio padre mi ha chiamata per pranzo” ricorda “Gli ho detto che non volevo mangiare, volevo solo dormire e una volta sveglia andarmene di qui. Odiavo quel posto e non volevo starci un momento di più.”

Appena ha appoggiato la testa sul cuscino… BOOM. Uno scoppio fortissimo ha fatto tremare ogni angolo della casa, e poi sono cominciati a piovere detriti e pietre. “All’improvviso ho visto tutti i miei fratelli uno sopra l’altro, non so come sia successo. E’ stato orribile,” mi dice con voce tremante.
“E’ stato un incubo. Per un momento non potevo credere che fosse vero.”

Erano coperti da pietre e polvere, non potevano vedere nulla se non un fumo denso.

“E’ successo tutto in meno di un secondo.”

La madre ha detto loro di scendere velocemente, ma era impossibile perché le scale erano parzialmente distrutte e non si vedeva nulla.

La sorellina più piccola è caduta dalle scale. In qualche modo i suoi fratelli sono riusciti a scendere, ma Haya è rimasta intrappolata al piano di sopra.

“Continuavo a strofinarmi gli occhi cercando di vedere qualcosa, ma non serviva a nulla,” mi dice.

Quando aveva ormai quasi perso la speranza, la voce di sua sorella l’ha scossa. Ha cominciato a correre seguendo la voce e finalmente li ha trovati.

Hanno camminato a piedi nudi sul suolo pieno di schegge sotto il sole cocente di agosto. Correvano senza sapere dove andare. Correvano per aver salva la vita.

Sua madre e i fratellini piccoli non potevano correre velocemente.

“Il mio fratellino più piccolo piangeva attaccato a mia madre. L’ho preso e Dio, tremava da far pietà,” dice Haya.

Suo fratello e suo padre sono stati feriti. Quando finalmente sono riusciti a raggiungere un posto sicuro, suo padre le ha detto di contare tutti i fratelli e assicurarsi che fossero tutti lì. Sanguinava, ma non se n’è accorto finché non gliel’ha detto Haya.

Quella di Haya non è l’unica famiglia che ha dovuto sopportare tutto questo. I suoi fratellini non sono gli unici bambini a cui è stata negata l’infanzia. Tantissime famiglie hanno sperimentato questo dolore.

Ora parliamo di come si debba sentire il pilota. Prendiamo questo tizio, Dan Halutz, un generale della Air Force israeliana che, in un’intervista del 2002, ha risposto così a un giornalista che gli ha chiesto cosa provasse quando lasciava cadere una bomba:

“Questa non è una domanda legittima. Ma se in ogni caso volete sapere come mi sento quando lascio cadere una bomba, ecco qui: sento un sottile singulto dell’aereo e poi la bomba cade. Un secondo dopo, è come se la bomba non fosse mai esistita. Ecco come mi sento.”

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